Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

sabato 24 settembre 2016

Catechesi mariane di Giovanni Paolo II

33."MARIA "NUOVA EVA""

Mercoledì, 18 settembre 1996

1. Commentando l’episodio dell’Annunciazione, il Concilio Vaticano II sottolinea in modo speciale
il valore dell’assenso di Maria alle parole del messaggero divino. Diversamente da quanto avviene
in analoghi racconti biblici, esso è espressamente atteso dall’angelo: "Volle il Padre delle
misericordie, che l’accettazione di colei che era predestinata ad essere la madre precedesse
l’Incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna
contribuisse a dare la vita" (LG 56). La Lumen gentium ricorda il contrasto tra il comportamento di
Eva e di Maria, illustrato così da sant’Ireneo: "Come quella - cioè Eva - era stata sedotta dal
discorso di un angelo, in modo da sottrarsi a Dio trasgredendo la sua parola, così questa - cioè
Maria - ricevette la buona novella da un discorso di un angelo, in modo da portare Dio, obbedendo
alla sua parola; e come quella era stata sedotta in modo da disobbedire a Dio, questa si lasciò
persuadere a obbedire a Dio, e perciò della vergine Eva la Vergine Maria divenne l’avvocata. E
come il genere umano era stato assoggettato alla morte da una vergine, ne fu liberato da una
Vergine; così la disobbedienza di una vergine è stata controbilanciata dall’obbedienza di una
Vergine..." (Adv. Haer., 5,19.1).
2. Nel pronunciare il suo totale "sì" al progetto divino, Maria è pienamente libera davanti a Dio.
Nello stesso tempo ella si sente personalmente responsabile nei confronti dell’umanità, il cui futuro
è legato alla sua risposta. Dio consegna nelle mani di una giovane donna il destino di tutti. Il "sì" di
Maria pone la premessa perché si realizzi il disegno che, nel suo amore, Dio ha predisposto per la
salvezza del mondo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume in modo sintetico ed efficace il
decisivo valore per l’intera umanità del libero consenso di Maria al piano divino della salvezza.
"Maria Vergine ha cooperato alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. Ha detto il suo
"fiat" "loco totius humanae naturae - in nome di tutta l’umanità": per la sua obbedienza, è diventata
la nuova Eva, madre dei viventi" (n. 511).
3. Con il suo comportamento, Maria ricorda dunque a ciascuno di noi la grave responsabilità di
accogliere il progetto divino sulla nostra vita. Obbedendo senza riserve alla volontà salvifica di Dio,
manifestata nella parola dell’angelo, ella si pone come modello per coloro che il Signore proclama
beati, perché "ascoltano la Parola di Dio e la osservano" (Lc 11,28). Gesù, in risposta alla donna
che, tra la folla, proclama beata sua madre, mostra il vero motivo della beatitudine di Maria:
l’adesione alla volontà di Dio, che l’ha condotta all’accettazione della divina maternità.
Nell’Enciclica Redemptoris Mater ho rilevato che la nuova maternità spirituale, di cui parla Gesù,
riguarda in primo luogo proprio lei. Infatti "non è forse Maria la prima tra "coloro che ascoltano la
Parola di Dio e la mettono in pratica"? E dunque non riguarda soprattutto lei quella benedizione
pronunciata da Gesù in risposta alle parole della donna anonima?" (n. 20). Maria viene così in un
certo senso proclamata la prima discepola del suo Figlio (cf. Ivi) e, con il suo esempio, invita tutti i
credenti a rispondere generosamente alla grazia del Signore.
4. Il Concilio Vaticano II si sofferma ad illustrare la dedizione totale di Maria alla persona e
all’opera di Cristo: "Si è offerta totalmente come la serva del Signore alla persona e all’opera del
Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione sotto di lui e con lui, con la grazia di
Dio onnipotente" (LG 56). La dedizione alla persona e all’opera di Gesù per Maria significa
l’unione intima con il Figlio, l’impegno materno a promuovere la sua crescita umana e la
cooperazione alla sua opera di salvezza. Maria esercita quest’ultimo aspetto della sua dedizione a
Gesù "sotto di Lui", cioè in una condizione di subordinazione, che è frutto della grazia. Si tratta
però di vera cooperazione, perché si realizza "con Lui" e comporta, a partire dall’Annunciazione,
un’attiva partecipazione all’opera redentrice. "Giustamente quindi - osserva il Concilio Vaticano II -
i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nella mani di Dio, ma che
cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed obbedienza. Infatti, come dice sant’Ireneo, ella
"obbedendo divenne causa della salvezza per lei [Eva] e per tutto il genere umano (Adv. Haer.,
3,22,4)"" (Ivi). Maria, associata alla vittoria di Cristo sul peccato degli antichi Progenitori, appare
come la vera "madre dei viventi" (Ivi). La sua maternità, liberamente accettata in obbedienza al
disegno divino, diventa fonte di vita per l’intera umanità.

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