Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

domenica 24 dicembre 2017

IT 24 DIC 2017

4.  La Madre che porta in sé il Salvatore -L’Arca dell’Alleanza (2Sam 6,1-2.9-15)
I volti di Maria nella Scrittura

Dio accompagna il suo popolo fedelmente, non si stanca mai di essere presente. Nell’Antico Testamento, l’arca dell’alleanza è il simbolo di questa presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Un simbolo che si concretizza nel Nuovo Testamento con la vera arca dell’alleanza che è una persona viva: è la Vergine Maria. Dio ha scelto Maria per essere la nova arca, che porta nel suo grembo il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù nostro salvatore.


Per il popolo di Israele, l’arca era segno dell’alleanza tra Dio e Israele, stabilita sulla base della Torah, la legge, scritta su due tavole di pietra, che in essa erano contenute (2Cr 5, 10). L’arca era il santuario itinerante nel deserto, lo sgabello dove Dio poggiava i piedi. Nell’arca si intrecciano due motivi centrali della fede d’Israele: la parola e la presenza. Dio si fa presente nella parola, che allo stesso tempo si fa incontro personale con il popolo. Nel cammino verso la terra promessa l’arca assicurava la salute e l’onore del popolo, rivelando così la sua forza divina, che però era accessibile soltanto ai sacerdoti. Per questo motivo la Scrittura ci presenta il re Davide pieno di stupore e anche di paura di fronte al potere sacro-distruttivo dell’arca (2Sam 6,9). Dopo la vittoria contro i filistei, egli vorrebbe trasportare l’arca a Gerusalemme, per averla sempre vicino a sè. Davide, tuttavia, teme di scatenare l’ira del Signore e, per questo motivo, fa rimanere l’arca per tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat. Poiché, in quei tre mesi, il Signore benedice largamente Obed-Edom e la sua famiglia, Davide decide di far venire l’arca a Gerusalemme, con grande gioia (2Sam 6,15).
L’esegeta francese R. Laurentin identifica una forte analogia tra il racconto del pellegrinaggio dell’arca verso Gerusalemme e il racconto della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta: entrambi i racconti si aprono con le espressioni “alzarsi, mettersi in piedi e partire” (2Sam 6,2; Lc 1,39); entrambi i racconti si concludono con una esplosione di gioia (2Sam 6, 12-15; Lc 1,44); l’arca sale alla cita di Davide (2Sam 6,12), come Maria sale la montagna, verso la casa di Zaccaria (Lc 1,40). Inoltre, nei due racconti incontriamo due esclamazione molto simili: quella di Davide di fronte l’arca, “Come entrerà l’arca nella mia casa” (2Sam 6,9) e quella di Elisabetta di fronte a Maria “come la madre del mio Signore viene da me?” (Lc 1,43). Queste due esclamazioni ci aiutano a riconoscere la somiglianza tra l’arca dell’alleanza, sede della presenza di Dio, e Maria, che con il Cristo nel grembo è la sede della perfetta presenza divina in mezzo all’umanità. Maria ha accolto in sé Gesù; ha accolto in sé la Parola vivente e tutto il contenuto della volontà di Dio; ha accolto in sé Colui che è la nuova ed eterna alleanza, che culmina nell’offerta del suo corpo e del suo sangue nel sacrificio pasquale.
Per pregare con la Parola (2 Sam 6, 1-2.9-15)
1.      Mi metto alla presenza di Dio. Immagino di trovarmi nella scena, in mezzo al popolo che porta l’arca dell’alleanza ed esprimo al Padre il desiderio di riconoscere, come hanno fatto Davide e Maria, la sua presenza e la sua azione nella mia vita.
2.      Invoco l’aiuto dello Spirito Santo ripetendo lentamente: Vieni Spirito Santo, entra nel profondo del mio essere e fa di me uno spazio abitato della Parola! Riempi i miei occhi della tua luce, perché io sappia riconoscere la tua presenza e la tua opera nelle sorelle, nei giovani e in tutti coloro che incontro. Santo Spirito, rendimi, come Maria, portatrice di vita e di speranza! Amen.
3.      Leggo lentamente il brano di 2 Sam 6, 1-2.9-15. Mi soffermo su tre punti:
ü  Il viaggio – alzarsi e partire (vv. 1-2). Davide si alza e parte per stare con il Signore e coinvolge molti altri nel suo viaggio. Sono capace di uscire da me stessa per andare dove mi aspetta il Signore?
ü  La presenza e il timore (vv. 9-11). Di fronte alla presenza del Signore nell’arca, Davide prova timore. Anche Elisabetta e Maria si chiedono: come è possibile che Dio sia così vicino a noi? Ho mai sentito timore per la vicinanza del Signore? Come mi accosto alla sua presenza: nella Parola, nell’Eucarestia, nel prossimo?
ü  La gioia (vv. 12-15). La benedizione del Signore su Obed-Edom riempie Davide di gioia. So gioire per la presenza benedicente di Dio in Maria, in me, in chi mi sta accanto? So essere benedizione?
4.      Concludo la preghiera con un colloquio cuore a cuore con Maria: esprimo la mia gratitudine, la mia gioia, le mie fatiche di fronte al suo e al mio essere arca della presenza di Dio nel mondo.
5.      Magnificat

Dopo aver concluso la preghiera, mi fermo a riflettere un po’: che cosa mi ha suggerito lo Spirito nella preghiera? Mi ha incoraggiata o confermata? Mi ha invitata a fare un passo di conversione? Come penso di corrispondere al dono ricevuto nella preghiera?

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