Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

venerdì 4 novembre 2016

Catechesi mariane di Giovanni Paolo II

37. "IL TITOLO DI MARIA MADRE DI DIO"

Mercoledì, 27 novembre 1996

1. La contemplazione del mistero della nascita del Salvatore ha condotto il popolo cristiano non
solo a rivolgersi alla Vergine Santa come alla Madre di Gesù, ma anche a riconoscerla Madre di
Dio. Tale verità fu approfondita e percepita come appartenente al patrimonio della fede della Chiesa
già dai primi secoli dell’era cristiana, fino ad essere solennemente proclamata dal Concilio di Efeso
nell’anno 431. Nella prima comunità cristiana, mentre cresce tra i discepoli la consapevolezza che
Gesù è il Figlio di Dio, risulta sempre più chiaro che Maria è la Theotokos, la Madre di Dio. Si

tratta di un titolo che non appare esplicitamente nei testi evangelici, sebbene in essi sia ricordata "la
Madre di Gesù" e venga affermato che Egli è Dio (Gv 20,28; cf.5,18; 10,30.33). Maria viene
comunque presentata come Madre dell’Emmanuele, che significa Dio con noi (cf. Mt 1,22-23). Già
nel III secolo, come si deduce da un’antica testimonianza scritta, i cristiani dell’Egitto si
rivolgevano a Maria con questa preghiera: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre
di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o
Vergine gloriosa e benedetta" (Dalla Liturgia delle Ore). In questa antica testimonianza, per la
prima volta, l’espressione Theotokos, "Madre di Dio", appare in forma esplicita. Nella mitologia
pagana, succedeva spesso che qualche dea fosse presentata come madre di qualche dio. Zeus, ad
esempio, dio supremo, aveva per madre la dea Rea. Tale contesto ha forse facilitato, da parte dei
cristiani, l’uso del titolo "Theotokos", "Madre di Dio", per la madre di Gesù. Bisogna tuttavia notare
che questo titolo non esisteva, ma fu creato dai cristiani per esprimere una fede che non aveva
niente a che vedere con la mitologia pagana, la fede nel concepimento verginale, nel seno di Maria,
di Colui che era da sempre il Verbo eterno di Dio.
2. Con il IV secolo, il termine Theotokos è ormai di uso frequente in Oriente e in Occidente. La
pietà e la teologia fanno riferimento sempre più frequentemente a tale termine, ormai entrato nel
patrimonio di fede della Chiesa. Si comprende perciò il grande movimento di protesta, che si
sollevò nel V secolo, quando Nestorio mise in dubbio la legittimità del titolo "Madre di Dio". Egli,
infatti, essendo propenso a ritenere Maria soltanto madre dell’uomo Gesù, sosteneva che fosse
dottrinalmente corretta solo l’espressione "Madre di Cristo". A tale errore Nestorio era indotto dalla
sua difficoltà ad ammettere l’unità della persona di Cristo e dall’interpretazione erronea della
distinzione fra le due nature - divina e umana -, presenti in Lui. Il Concilio di Efeso, nell’anno 431,
condannò le sue tesi e, affermando la sussistenza della natura divina e della natura umana nell’unica
persona del Figlio, proclamò Maria Madre di Dio.
3. Le difficoltà e le obiezioni mosse da Nestorio ci offrono ora l’occasione per alcune riflessioni
utili per comprendere e interpretare correttamente tale titolo. L’espressione Theotokos, che
letteralmente significa "colei che ha generato Dio", a prima vista può risultare sorprendente; suscita,
infatti, la domanda su come sia possibile che una creatura umana generi Dio. La risposta della fede
della Chiesa è chiara: la divina maternità di Maria si riferisce solo alla generazione umana del Figlio
di Dio e non invece alla sua generazione divina. Il Figlio di Dio è stato da sempre generato da Dio
Padre e gli è consustanziale. In questa generazione eterna Maria non ha evidentemente nessun
ruolo. Il Figlio di Dio, però, duemila anni fa, ha assunto la nostra natura umana ed è stato allora
concepito e partorito da Maria. Proclamando Maria "Madre di Dio" la Chiesa intende, quindi,
affermare che Ella è la "Madre del Verbo incarnato, che è Dio". La sua maternità non riguarda,
pertanto, tutta la Trinità, ma unicamente la seconda Persona, il Figlio che, incarnandosi, ha assunto
da lei la natura umana. La maternità è relazione tra persona e persona: una madre non è madre
soltanto del corpo o della creatura fisica uscita dal suo grembo, ma della persona che genera. Maria,
dunque, avendo generato secondo la natura umana la persona di Gesù, che è persona divina, è
Madre di Dio.
4. Proclamando Maria "Madre di Dio", la Chiesa professa con un’unica espressione la sua fede
circa il Figlio e la Madre. Questa unione emerge già nel Concilio di Efeso; con la definizione della
divina maternità di Maria i Padri intendevano evidenziare la loro fede nella divinità di Cristo.
Nonostante le obiezioni, antiche e recenti, circa l’opportunità di riconoscere a Maria questo titolo, i
cristiani di tutti i tempi, interpretando correttamente il significato di tale maternità, ne hanno fatto
un’espressione privilegiata della loro fede nella divinità di Cristo e del loro amore per la Vergine.
Nella Theotokos la Chiesa, da una parte, ravvisa la garanzia della realtà dell’Incarnazione, perché -
come afferma sant’Agostino - "se la Madre fosse fittizia, sarebbe fittizia anche la carne... fittizie le
cicatrici della risurrezione" (Tract. in Ev. Ioannis, 8,6-7). E, dall’altra, essa contempla con stupore e
celebra con venerazione l’immensa grandezza conferita a Maria da Colui che ha voluto essere suo
figlio. L’espressione "Madre di Dio" indirizza al Verbo di Dio, che nell’Incarnazione ha assunto
l’umiltà della condizione umana per elevare l’uomo alla figliolanza divina. Ma tale titolo, alla luce
della sublime dignità conferita alla Vergine di Nazaret, proclama, pure, la nobiltà della donna e la
sua altissima vocazione. Dio infatti tratta Maria come persona libera e responsabile e non realizza
l’Incarnazione di suo Figlio se non dopo aver ottenuto il suo consenso. Seguendo l’esempio degli
antichi cristiani dell’Egitto, i fedeli si affidano a Colei che, essendo Madre di Dio, può ottenere dal
divin Figlio le grazie della liberazione dai pericoli e dell’eterna salvezza.

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