Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

venerdì 28 ottobre 2016

Catechesi mariane di Giovanni Paolo II

36." MARIA NELLA NASCITA DI GESU’ "

Mercoledì, 20 novembre 1996

1. Nel racconto della nascita di Gesù l’evangelista Luca riporta alcuni dati, che aiutano a meglio
comprendere il significato dell’evento. Ricorda, anzitutto, il censimento ordinato da Cesare
Augusto, che obbliga Giuseppe, "della casa e della famiglia di Davide", e Maria sua sposa a recarsi
"alla città di Davide chiamata Betlemme" (Lc 2,4). Informandoci sulle circostanze in cui si
realizzano il viaggio e il parto, l’evangelista ci presenta una situazione di disagio e di povertà, che
lascia intravedere alcune fondamentali caratteristiche del regno messianico: un regno senza onori e
poteri terreni, che appartiene a Colui che, nella sua vita pubblica, dirà di se stesso: "Il Figlio
dell’uomo non ha dove posare il capo" (Lc 9,58).
2. Il racconto di Luca presenta alcune annotazioni, apparentemente non molto rilevanti, con
l’intento di stimolare nel lettore una migliore comprensione del mistero della Natività e dei
sentimenti di Colei che genera il Figlio di Dio. La descrizione dell’evento del parto, narrato in
forma semplice, presenta Maria intensamente partecipe a ciò che si compie in lei: "Diede alla luce il
suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia..." (Lc 2,7). L’azione della
Vergine è il risultato della sua piena disponibilità a cooperare al disegno di Dio, già manifestata
nell’Annunciazione con il suo "avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Maria vive
l’esperienza del parto in una condizione di estrema povertà: non può dare al figlio di Dio nemmeno
ciò che sogliono offrire le madri ad un neonato; ma deve, invece, deporlo "in una mangiatoia", una
culla improvvisata che contrasta con la dignità del "Figlio dell’Altissimo".
3. Il Vangelo annota che "non c’era posto per loro nell’albergo" (Lc 2,7). Si tratta di
un’affermazione che, ricordando il testo del prologo di Giovanni: "I suoi non l’hanno accolto" (Gv
1,11), quasi preannuncia i numerosi rifiuti che Gesù subirà nella sua vita terrena. L’espressione "per
loro" accomuna in tale rifiuto il Figlio e la Madre e mostra come Maria sia già associata al destino
di sofferenza del Figlio e resa partecipe della sua missione redentrice. Ricusato dai "suoi", Gesù è
accolto dai pastori, uomini rozzi e malfamati, ma scelti da Dio per essere i primi destinatari della
buona notizia della nascita del Salvatore. Il messaggio, che l’angelo rivolge loro, è un invito a
gioire: "Ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo" (Lc 2,10), seguito da una
sollecitazione a superare ogni paura: "non temete". Infatti, come per Maria al momento
dell’Annunciazione, così anche per loro la notizia della nascita di Gesù rappresenta il grande segno
della benevolenza divina verso gli uomini. Nel divin Redentore, contemplato nella povertà della
grotta di Betlemme, si può scorgere un invito ad accostarsi con fiducia a Colui che è la speranza
dell’umanità. Il cantico degli angeli: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini
che Egli ama", che può essere tradotto anche con "gli uomini della benevolenza" (Lc 2,14), rivela ai
pastori quanto Maria aveva espresso nel suo Magnificat: la nascita di Gesù è il segno dell’amore
misericordioso di Dio, che si manifesta specialmente verso gli umili e i poveri.
4. All’invito dell’angelo i pastori rispondono con entusiasmo e sollecitudine: "Andiamo fino a
Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere" (Lc 2,15). La loro
ricerca non risulta infruttuosa: "Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino" (Lc 2,16). Ad essi, come
ci ricorda il Concilio, "la Madre di Dio mostrò lieta... il Figlio suo primogenito" (Lumen gentium,
57). È l’evento determinante per la loro vita. Il desiderio spontaneo dei pastori di riferire "ciò che
del bambino era stato detto loro" (Lc 2,17), dopo la mirabile esperienza dell’incontro con la Madre
ed il Figlio, suggerisce agli evangelizzatori di tutti i tempi l’importanza e, più ancora, la necessità di
un profondo rapporto spirituale con Maria, onde meglio conoscere Gesù e diventare gioiosi
annunciatori del suo Vangelo di salvezza. Di fronte a questi eventi straordinari, Luca ci dice che
Maria "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19). Mentre i pastori passano
dallo spavento all’ammirazione e alla lode, la Vergine, grazie alla sua fede, mantiene vivo il ricordo
degli eventi riguardanti il Figlio e li approfondisce con il metodo del confronto nel suo cuore, ossia
nel nucleo più intimo della sua persona. In tal modo Ella suggerisce ad un’altra madre, la Chiesa, di
privilegiare il dono e l’impegno della contemplazione e della riflessione teologica, per poter
accogliere il mistero della salvezza, comprenderlo maggiormente ed annunciarlo con rinnovato
slancio agli uomini di ogni tempo.

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