Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

sabato 23 aprile 2016

Catechesi mariane di Giovanni Paolo II

21. "L’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA"

Mercoledì, 29 maggio 1996

1. Nella riflessione dottrinale della Chiesa di Oriente, l’espressione "piena di grazia", come abbiamo
visto nelle precedenti catechesi, fu interpretata, sin dal VI secolo, nel senso di una singolare santità
che investe Maria in tutta la sua esistenza. Ella inaugura così la nuova creazione. Accanto al
racconto lucano dell’Annunciazione, la Tradizione ed il Magistero hanno indicato nel cosiddetto
Protovangelo (Gen 3,15) una fonte scritturale della verità dell’Immacolata Concezione di Maria.

Questo testo ha ispirato, a partire dall’antica versione latina: "Ella ti schiaccerà la testa", molte
rappresentazioni dell’Immacolata che schiaccia il serpente sotto i suoi piedi. Abbiamo già avuto
modo di ricordare in precedenza come questa versione non corrisponda al testo ebraico, nel quale
non è la donna, bensì la sua stirpe, il suo discendente, a calpestare la testa del serpente. Tale testo
attribuisce quindi, non a Maria, ma a suo Figlio la vittoria su Satana. Tuttavia, poiché la concezione
biblica pone una profonda solidarietà tra il genitore e la sua discendenza, è coerente con il senso
originale del passo la rappresentazione dell’Immacolata che schiaccia il serpente, non per virtù
propria ma della grazia del Figlio.
2. Nel medesimo testo biblico viene inoltre proclamata l’inimicizia tra la donna e la sua stirpe da
una parte e il serpente e la sua discendenza dall’altra. Si tratta di un’ostilità espressamente stabilita
da Dio, che assume un rilievo singolare se consideriamo il problema della santità personale della
Vergine. Per essere l’inconciliabile nemica del serpente e della sua stirpe, Maria doveva essere
esente da ogni dominio del peccato. E questo fin dal primo momento della sua esistenza. In
proposito, l’Enciclica Fulgens corona, pubblicata da Papa Pio XII nel 1953 per commemorare il
centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, così argomenta: "Se in un
determinato momento la Beatissima Vergine Maria fosse rimasta privata della grazia divina, perché
contaminata nel suo concepimento dalla macchia ereditaria del peccato, tra lei e il serpente non ci
sarebbe stata più - almeno durante questo periodo di tempo, per quanto breve fosse - quell’eterna
inimicizia di cui si parla dalla tradizione primitiva fino alla solenne definizione dell’Immacolata
Concezione, ma piuttosto un certo asservimento" (AAS 45[1953], 579). L’assoluta ostilità stabilita
da Dio tra la donna e il demonio postula quindi in Maria l’Immacolata Concezione, cioè una
assenza totale di peccato, sin dall’inizio della vita. Il Figlio di Maria ha riportato la vittoria
definitiva su Satana e ne ha fatto beneficiare in anticipo la Madre, preservandola dal peccato. Di
conseguenza il Figlio le ha concesso il potere di resistere al demonio, realizzando così nel mistero
dell’Immacolata Concezione il più notevole effetto della sua opera redentrice.
3. L’appellativo "piena di grazia" ed il Protovangelo, attirando la nostra attenzione sulla speciale
santità di Maria e sulla sua completa sottrazione all’influsso di Satana, fanno intuire, nel privilegio
unico concesso a Maria dal Signore, l’inizio di un nuovo ordine, che è frutto dell’amicizia con Dio e
che comporta, di conseguenza, una inimicizia profonda fra il serpente e gli uomini. Come
testimonianza biblica a favore dell’Immacolata Concezione di Maria, si cita spesso anche il capitolo
XII dell’Apocalisse, nel quale si parla della "donna vestita di sole" (12,1). L’attuale esegesi
converge nel vedere in tale donna la comunità del popolo di Dio, che partorisce nel dolore il Messia
risorto. Ma, accanto alla interpretazione collettiva, il testo ne suggerisce una individuale
nell’affermazione: "Essa partorirà un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con
scettro di ferro" (12,5). Si ammette così, con il riferimento al parto, una certa identificazione della
donna vestita di sole con Maria, la donna che ha dato alla luce il Messia. La donna-comunità è
descritta infatti con le sembianze della donna-Madre di Gesù. Caratterizzata dalla sua maternità, la
donna "era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto" (12,2). Questa annotazione
rimanda alla Madre di Gesù presso la Croce (cf. Gv 19,25), dove Ella partecipa con l’anima trafitta
dalla spada (cf. Lc 2,35) al travaglio del parto della comunità dei discepoli. Nonostante le sue
sofferenze, è "vestita di sole" - porta, cioè, il riflesso dello splendore divino -, e appare come "segno
grandioso" del rapporto sponsale di Dio con il suo popolo. Queste immagini, pur non indicando
direttamente il privilegio dell’Immacolata Concezione, possono essere interpretate come
espressione della cura amorosa del Padre che avvolge Maria della grazia di Cristo e dello splendore
dello Spirito. L’Apocalisse, infine, invita a riconoscere più particolarmente la dimensione ecclesiale
della personalità di Maria: la donna vestita di sole rappresenta la santità della Chiesa, che si realizza
pienamente nella Santa Vergine, in virtù di una grazia singolare.
4. Alle affermazioni scritturistiche, cui fanno riferimento la Tradizione e il Magistero per fondare la
dottrina dell’Immacolata Concezione, sembrerebbero opporsi i testi biblici che affermano
l’universalità del peccato. L’Antico Testamento parla di un contagio peccaminoso che investe ogni
"nato di donna" (Sal 50,7); (Gb 14,2). Nel Nuovo Testamento, Paolo dichiara che, a seguito della
colpa di Adamo, "tutti hanno peccato", e che "per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli
uomini la condanna" (Rm 5,12.18). Dunque, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, il
peccato originale "intacca la natura umana", che si trova così "in una condizione decaduta". Il
peccato viene perciò trasmesso "per propagazione a tutta l’umanità, cioè con la trasmissione di una
natura umana privata della santità e della giustizia originali" (n. 404). A questa legge universale
Paolo ammette però un’eccezione: Cristo, colui "che non aveva conosciuto peccato" (2Cor 5,21), e
così ha potuto far sovrabbondare la grazia "laddove è abbondato il peccato" (Rm 5,20). Queste
affermazioni non portano necessariamente a concludere che Maria è coinvolta nell’umanità
peccatrice. Il parallelo, istituito da Paolo fra Adamo e Cristo, è completato da quello fra Eva e
Maria: il ruolo della donna, rilevante nel dramma del peccato, lo è altresì nella redenzione
dell’umanità. Sant’Ireneo presenta Maria come la nuova Eva che, con la sua fede e la sua
obbedienza, ha controbilanciato l’incredulità e la disobbedienza di Eva. Un tale ruolo nell’economia
della salvezza richiede l’assenza di peccato. Era conveniente che come Cristo, nuovo Adamo, anche
Maria, nuova Eva, non conoscesse il peccato e fosse così più atta a cooperare alla redenzione. Il
peccato, che quale torrente travolge l’umanità, s’arresta dinanzi al Redentore e alla sua fedele
Collaboratrice. Con una sostanziale differenza: Cristo è tutto santo in virtù della grazia che nella sua
umanità deriva dalla persona divina; Maria è tutta santa in virtù della grazia ricevuta per i meriti del
Salvatore.

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