Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

venerdì 8 gennaio 2016

Catechesi mariane di Giovanni Paolo II

6. "INFLUSSO DI MARIA NELLA VITA DELLA CHIESA"

Mercoledì, 22 novembre 1995

1. Dopo aver riflettuto sulla dimensione mariana della vita ecclesiale, ci accingiamo ora a mettere in
luce l’immensa ricchezza spirituale che Maria comunica alla Chiesa con il suo esempio e la sua
intercessione. Desideriamo innanzitutto fermarci a considerare brevemente alcuni aspetti
significativi della personalità di Maria, che offrono a ciascun fedele indicazioni preziose per
accogliere e realizzare pienamente la propria vocazione. Maria ci ha preceduto sulla via della fede:
credendo al messaggio dell’angelo, ella accoglie per prima e in modo perfetto il mistero
dell’Incarnazione (cfr. Redemptoris Mater, 13). Il suo itinerario di credente inizia ancor prima
dell’avvio della maternità divina e si sviluppa ed approfondisce durante tutta la sua esperienza
terrena. La sua è una fede audace che nell’Annunciazione crede all’umanamente impossibile e a
Cana spinge Gesù a compiere il primo miracolo provocando la manifestazione dei suoi poteri
messianici (cfr. Gv 2,1-5). Maria educa i cristiani a vivere la fede come cammino impegnativo e
coinvolgente, che, in tutte le età e le situazioni della vita, richiede audacia e perseveranza costante.
2. Alla fede di Maria è legata la sua docilità alla volontà divina. Credendo alla Parola di Dio, ha
potuto accoglierla pienamente nella sua esistenza e, mostrandosi disponibile al sovrano disegno
divino, ha accettato tutto ciò che le era richiesto dall’Alto. La presenza della Vergine nella Chiesa
incoraggia così i cristiani a mettersi ogni giorno in ascolto della Parola del Signore, per
comprenderne nelle diverse vicende quotidiane il disegno di amore, cooperando fedelmente alla sua
realizzazione.
3. Maria educa in tal modo la comunità dei credenti a guardare verso il futuro con pieno abbandono
in Dio. Nell’esperienza personale della Vergine, la speranza si arricchisce di motivazioni sempre
nuove. Sin dalla Annunciazione, Maria concentra nel Figlio di Dio incarnato nel suo seno verginale
le attese dell’antico Israele. La sua speranza si rafforza nelle fasi successive della vita nascosta di
Nazaret e del ministero pubblico di Gesù. La sua grande fede nella parola di Cristo, che aveva
annunciato la sua risurrezione il terzo giorno, non l’ha fatta vacillare neppure di fronte al dramma
della Croce: ella ha conservato la speranza nel compimento dell’opera messianica, attendendo senza
tentennamenti, dopo le tenebre del Venerdì santo, il mattino della risurrezione. Nel suo faticoso
incedere nella storia, tra il "già" della salvezza ricevuta e il "non ancora" della sua piena
realizzazione, la comunità dei credenti sa di poter contare sull’aiuto della "Madre della Speranza"
che, avendo sperimentato la vittoria di Cristo sulle potenze della morte, le comunica una capacità
sempre nuova di attesa del futuro di Dio e di abbandono alle promesse del Signore.
4. L’esempio di Maria fa meglio apprezzare alla Chiesa il valore del silenzio. Il silenzio di Maria
non è solo sobrietà nel parlare, ma soprattutto capacità sapienziale di fare memoria e di raccogliere
in uno sguardo di fede il mistero del Verbo fatto uomo e gli eventi della sua esistenza terrena. E’
questo silenzio-accoglienza della Parola, questa capacità di meditare sul mistero di Cristo, che
Maria trasmette al popolo credente. In un mondo pieno di frastuono e di messaggi d’ogni genere, la
sua testimonianza fa apprezzare un silenzio spiritualmente ricco e promuove lo spirito
contemplativo. Maria testimonia il valore di un’esistenza umile e nascosta. Tutti esigono
normalmente, e quasi talora pretendono, di poter valorizzare appieno la propria persona e le proprie
qualità. Tutti sono sensibili alla stima e all’onore. I Vangeli riferiscono a più riprese che gli
Apostoli ambivano i primi posti nel regno, discutevano tra loro chi fosse il più grande e che Gesù
dovette dar loro in proposito lezioni sulla necessità dell’umiltà e del servizio (cfr. Mt 18,1-5; 20,20-
28; Mc 9,33-37; 10,35-45; Lc 9,46-48; 22,24-27). Maria, al contrario, non ha mai desiderato gli
onori e i vantaggi di una posizione privilegiata; ha sempre cercato di compiere la volontà divina
conducendo un’esistenza secondo il piano salvifico del Padre. A quanti non di rado sentono il peso
di un’esistenza apparentemente insignificante, Maria svela quanto possa essere preziosa la vita, se
vissuta per amore di Cristo e dei fratelli.
5. Maria, inoltre, testimonia il valore di una vita pura e piena di tenerezza per tutti gli uomini. La
bellezza della sua anima, totalmente donata al Signore, è oggetto di ammirazione per il popolo
cristiano. In Maria la comunità cristiana ha sempre visto un ideale di donna, piena di amore e di
tenerezza, perché ha vissuto nella purezza del cuore e della carne. Di fronte al cinismo di una certa
cultura contemporanea che, troppo spesso, sembra non riconoscere il valore della castità e banalizza
la sessualità separandola dalla dignità della persona e dal progetto di Dio, la Vergine Maria propone
la testimonianza di una purezza che illumina la coscienza e conduce ad un amore più grande per le
creature e per il Signore.
6. E ancora: ai cristiani di tutti i tempi, Maria appare come colei che prova per le sofferenze
dell’umanità una viva compassione. Tale compassione non consiste soltanto in una partecipazione
affettiva, ma si traduce in un aiuto efficace e concreto di fronte alle miserie materiali e morali
dell’umanità. La Chiesa, seguendo Maria, è chiamata ad assumere un identico atteggiamento verso i
poveri e tutti i sofferenti della terra. L’attenzione materna della Madre del Signore alle lacrime, ai
dolori ed alle difficoltà degli uomini e delle donne di tutti i tempi, deve stimolare i cristiani, in
particolar modo all’avvicinarsi del terzo millennio, a moltiplicare i segni concreti e visibili di un
amore che faccia partecipare gli umili e i sofferenti di oggi alle promesse e alle speranze del mondo
nuovo che nasce dalla Pasqua.
7. L’affetto e la devozione degli uomini per la Madre di Gesù travalicano i confini visibili della
Chiesa e spingono gli animi a sentimenti di riconciliazione. Come una madre, Maria vuole l’unione
di tutti i suoi figli. La sua presenza nella Chiesa costituisce un invito a conservare l’unanimità di
cuore che regnava nella prima comunità (cfr. At 1,14) e, in conseguenza, a cercare anche le vie
dell’unità e della pace tra tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella sua intercessione
presso il Figlio, Maria chiede la grazia dell’unità del genere umano, in vista della costruzione della
civiltà dell’amore, superando le tendenze alla divisione, le tentazioni della vendetta e dell’odio, e il
fascino perverso della violenza.
8. Il sorriso materno della Vergine, riprodotto in tanta parte dell’iconografia mariana, manifesta una
pienezza di grazia e di pace che vuole comunicarsi. Tale manifestazione di serenità dello spirito
contribuisce efficacemente a conferire un volto gioioso alla Chiesa. Accogliendo
nell’Annunciazione l’invito dell’angelo a rallegrarsi, (chàire=rallegrati: Lc 1,28), Maria partecipa
per prima alla gioia messianica, già predetta dai profeti per la "figlia di Sion" (cfr. Is 12,6; Sof 3,14-
15; Zac 9,8) e la trasmette all’umanità di ogni tempo. Il popolo cristiano, invocandola come "causa
nostrae laetitiae", scopre in lei la capacità di comunicare la gioia che nasce dalla speranza, anche in
mezzo alle prove della vita, e di guidare chi a lei si affida alla letizia che non avrà fine.

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