mercoledì 23 dicembre 2015

Animazione 3. Madre e ausiliatrice della chiesa

3. Madre e ausiliatrice della chiesa


«Tu che sei Madre e Ausiliatrice della Chiesa
Proteggi il nostro Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e i Religiosi».
Il secondo capoverso dell’atto di affidamento ci invita a riconoscere in Maria, «Madre di Gesù e Madre nostra», la «Madre e Ausiliatrice della Chiesa». Colei, infatti, che nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4) ha dato un corpo di carne al Figlio di Dio, fino alla fine dei tempi collaborerà con la Spirito Santo, perché il Corpo di Cristo che è la Chiesa sia continuamente rigenerato nell’amore del Padre (1Pt 1,3).
In questo Corpo, insegna San Paolo, vi sono molte membra (1Cor 12,12). Di ognuna di esse Maria è chiamata a prendersi cura, attraverso la sua potente intercessione e il suo  luminoso esempio di vita totalmente donata.  Questa speciale vocazione di Maria è ben rappresentata nell’antica iconografia della Madonna del Manto o Madonna della Misericordia, in cui la Vergine accoglie sotto la sua protezione uomini e donne di ogni stato di vita e di ogni condizione sociale. Il gesto di coprire con il manto, nell’antichità, impegnava colui che lo compiva a prendersi cura in modo particolare del suo protetto (1Re 19,19; Ez 16,8; Rut 3,9). Proprio così, chi sta sotto il manto di Maria gode in modo particolare della sua materna cura e protezione.
Come Figlie di Maria Madre e Ausiliatrice della Chiesa siamo chiamate non solo a rifugiarci sotto il suo manto, ma anche ad intrecciare la nostra preghiera e la nostra vita alla sua. Partecipiamo così alla sua sollecitudine materna verso la Chiesa intera, nell’unità e diversità dei suoi membri, a cominciare dal Successore di Pietro, a cui Cristo stesso ha voluto affidare il suo gregge. Pregando per il Papa, per i Vescovi e i Sacerdoti, preghiamo per l’unità e la santità del Corpo di Cristo e ci ancoriamo saldamente alla volontà di Gesù, che ha fondato la Chiesa proprio sul ministero degli apostoli. Come ricordano le nostre Costituzioni, infatti, «il mandato apostolico è affidato dalla Chiesa all’Istituto, che lo attua inserendosi nella comunione e nell’azione evangelizzatrice delle Chiese particolari attraverso le comunità ispettoriali e locali» (C 64).
Ma perché la nostra preghiera non sia soltanto un «dire», ma anche un «fare», essa deve essere accompagnata da una concreta «testimonianza di comunione e di cattolicità» (C 115). Il che significa in primo luogo impegnarsi a «parlare bene» del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti e degli altri Religiosi (se non possiamo parlar bene, ammonisce Don Bosco, «meglio tacere»). In secondo luogo significa conoscere approfonditamente la dottrina della Chiesa, trasmetterla con fedeltà e agire di conseguenza, anche quando questo ci costringe ad entrare in contrasto con la cultura contemporanea (R54). In terzo luogo, si tratta di combattere due brutte «tentazioni pastorali»: l’autoreferenzialità e l’eccessiva autosufficienza, che possono portarci a rifiutare il confronto e la collaborazione con altre realtà ecclesiali, o addirittura ad entrare in competizione con esse (C 61, 110).

Un «esercizio spirituale» per far crescere il desiderio della comunione ecclesiale: meditare le parole di Gesù «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35), pensando che non si riferiscono solo alle consorelle della mia comunità o Ispettoria, ma a tutti i fratelli e sorelle nella fede che vivono nella parrocchia, città, diocesi, in cui sono inserita. 

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