Maria AUSILIATRICE

Maria AUSILIATRICE

sabato 12 dicembre 2015

Catechesi Mariane di Giovanni Paolo II:

3. "IL RUOLO DELLA MADRE DEL REDENTORE"

(Mercoledì, 25 Ottobre 1995)

1. Dicendo che "Maria Vergine è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio, Madre del
Redentore" (Lumen gentium, 53), il Concilio attira l’attenzione sul legame esistente tra la maternità
di Maria e la redenzione. Dopo aver preso coscienza del ruolo materno di Maria, venerata nella
dottrina e nel culto dei primi secoli quale Madre verginale di Gesù Cristo e quindi Madre di Dio, nel
Medioevo la pietà e la riflessione teologica della Chiesa approfondiscono la sua collaborazione
all’opera del Salvatore. Questo ritardo si spiega con il fatto che lo sforzo dei Padri della Chiesa e
dei primi Concili ecumenici, incentrato com’era sul mistero dell’identità di Cristo, lasciò
necessariamente nell’ombra altri aspetti del dogma. Sarà solo progressivamente che la verità
rivelata potrà essere esplicitata in tutta la sua ricchezza. Nel corso dei secoli la Mariologia si
orienterà sempre in funzione della Cristologia. La stessa divina maternità di Maria viene proclamata
nel Concilio di Efeso soprattutto per affermare l’unità personale di Cristo. Analogamente avviene
per l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza.

2. Alla fine del secondo secolo sant’Ireneo, discepolo di Policarpo, pone già in evidenza il
contributo di Maria all’opera della salvezza. Egli ha compreso il valore del consenso di Maria al
momento dell’Annunciazione, riconoscendo nell’obbedienza e nella fede della Vergine di Nazaret
al messaggio dell’angelo l’antitesi perfetta della disobbedienza e dell’incredulità di Eva, con effetto
benefico sul destino dell’umanità. Infatti, come Eva ha causato la morte, così Maria, col suo "sì", è
divenuta "causa di salvezza" per se stessa e per tutti gli uomini (cfr. Haer Adv. 3.22,4; SC 211,441).
Ma si tratta di un’affermazione non sviluppata in modo organico e abituale dagli altri Padri della
Chiesa. Tale dottrina, invece, viene sistematicamente elaborata per la prima volta, alla fine del
decimo secolo, nella "Vita di Maria" di un monaco bizantino, Giovanni il Geometra. Maria è qui
unita a Cristo in tutta l’opera redentrice partecipando, secondo il piano divino, alla Croce e
soffrendo per la nostra salvezza. Ella è rimasta unita al Figlio "in ogni azione, atteggiamento e
volontà" (Vita di Maria, Bol. 196, f. 122 v.). L’associazione di Maria all’opera salvifica di Gesù
avviene mediante il suo amore di Madre, un amore animato dalla grazia, che le conferisce una forza
superiore: la più esente da passione si mostra la più compassionevole (cfr. ibid. Bol. 196, f. 123 v.).
3. In Occidente san Bernardo, morto nel 1153, rivolgendosi a Maria, così commenta la
presentazione di Gesù al tempio: "Offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine, e presenta al Signore il
frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti offri l’ostia santa, gradita a Dio" (Sermo 3
in Purif., 2, PL 183,370). Un discepolo ed amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres, mette in luce
in particolare l’offerta di Maria nel sacrificio del Calvario. Egli distingue nella Croce "due altari:
uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua
anima". Maria s’immola spiritualmente in profonda comunione con Cristo e supplica per la salvezza
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del mondo: "Quello che la madre chiede il Figlio lo approva, il Padre lo dona" (De septem verbis
Domini in cruce, 3: PL 189,1694). Da questa epoca in poi altri autori espongono la dottrina della
speciale cooperazione di Maria al sacrificio redentore.
4. Contemporaneamente, nel culto e nella pietà cristiana, si sviluppa lo sguardo contemplativo sulla
"compassione" di Maria, significativamente rappresentata nelle immagini della Pietà. La
partecipazione di Maria al dramma della Croce rende questo evento più profondamente umano ed
aiuta i fedeli ad entrare nel mistero: la compassione della Madre fa scoprire meglio la Passione del
Figlio. Con la partecipazione all’opera redentrice di Cristo, viene anche riconosciuta la maternità
spirituale ed universale di Maria. In Oriente, Giovanni il Geometra, dice di Maria: "Tu sei nostra
madre". Rendendo grazie a Maria "per le pene e le sofferenze sopportate per noi", egli ne mette in
luce l’affetto materno e la qualità di madre nei confronti di tutti coloro che ricevono la salvezza (cfr.
Discorso d’addio sulla Dormizione della gloriosissima Nostra Signora Madre di Dio, in A. Wenger,
L’Assomption de la T.S. Vierge dans la tradition byzantine, 407). Anche in Occidente la dottrina
della maternità spirituale si sviluppa con sant’Anselmo, che afferma: "Tu sei la madre... della
riconciliazione e dei riconciliati, la madre della salvezza e dei salvati" (cfr. Oratio 52,8: PL 158,957
A). Maria non cessa di essere venerata come Madre di Dio, ma il fatto di essere nostra Madre,
conferisce alla sua maternità divina un nuovo volto ed apre a noi la via per una più intima
comunione con lei.
5. La maternità di Maria nei nostri confronti non consiste soltanto in un legame affettivo: per i suoi
meriti e la sua intercessione ella contribuisce efficacemente alla nostra nascita spirituale e allo
sviluppo della vita della grazia in noi. Per questo motivo Maria viene chiamata "Madre della
grazia", "Madre della vita". Il titolo "Madre della vita" usato già da Gregorio Nisseno, è stato
spiegato così da Guerrico d’Igny, morto nel 1157: "Ella è la Madre della Vita, di cui vivono tutti gli
uomini: generando da se stessa questa vita, in un certo modo ha rigenerato tutti quelli che
l’avrebbero vissuta. Uno solo fu generato, ma noi tutti fummo rigenerati" (In Assumpt. I,2, PL
185,188). Un testo del tredicesimo secolo, il "Mariale", usando un’immagine ardita, attribuisce
questa rigenerazione al "parto doloroso" del Calvario, con il quale "è diventata madre spirituale di
tutto il genere umano"; infatti "nelle sue caste viscere ella concepì, per compassione, i figli della
Chiesa" (Q. 29, par. 3).
6. Il Concilio Vaticano II, dopo aver affermato che Maria "cooperò in modo tutto speciale all’opera
del Salvatore...", così conclude: "Per questo diventò per noi Madre nell’ordine della grazia" (Lumen
gentium, 61), confermando, in tal modo, il sentire ecclesiale che vede Maria accanto al Figlio come
Madre spirituale dell’intera umanità. Maria è nostra Madre: questa consolante verità, offertaci in
modo sempre più chiaro e profondo dall’amore e dalla fede della Chiesa, ha sostenuto e sostiene la
vita spirituale di noi tutti e ci incoraggia, anche nella sofferenza, alla fiducia ed alla speranza.

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