lunedì 7 dicembre 2015

Maria Immacolata Aurora della Misericordia

Maria Immacolata Aurora della Misericordia

8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. In questa festa così cara a Don Bosco e così preziosa nella tradizione salesiana, il Papa apre a San Pietro la Porta Santa e inaugura il Giubileo della Misericordia. Questa scelta del Santo Padre ci invita a vedere in Maria Immacolata l’aurora della Misericordia, colei che con tutto il suo essere precede, prepara e annuncia il Cristo, «volto della misericordia del Padre» (MV1).
Guardano a lei, infatti, possiamo riconoscere «il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore, perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo». Ad ogni peccato Dio risponde «con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona» (MV 3). In Maria, dunque, la porta della Misericordia si è aperta una volta per tutte per far entrare Dio nel mondo, in modo che in Gesù crocifisso e risorto, il mondo intero possa varcare la porta del perdono ed entrare definitivamente in Dio!


Una miniatura tratta da un messale del XIII secolo può aiutarci a cogliere il significato profondo del
parallelo tra Eva e Maria che la liturgia dell’Immacolata ci propone accostando il racconto del peccato dei progenitori (prima lettura) e il vangelo dell’annunciazione. Le due donne sono raffigurate mentre compiono il gesto che più le caratterizza: Eva allunga la mano per afferrare il frutto proibito che le viene offerto dal Serpente; Maria allarga le braccia per accogliere, direttamente da Dio, il frutto dell’amore del Padre, il piccolo Gesù. In entrambe i casi si tratta del rapporto ad un frutto, ovvero del mistero della fecondità, dell’origine della vita e del suo fine ed entrambe le donne sono chiamate a scegliere la modalità più adatta a parteciparvi: nell’autonomia o nell’obbedienza? Affidandosi al Creatore o al serpente?


Dietro al diverso gesto della mano, sta un differente atteggiamento interiore nei confronti di Dio e dei suoi doni, da cui discendono conseguenze di vita o di morte per tutta l’umanità: i discendenti di Eva, orgogliosi e ingrati, sono destinati a «ritornare alla polvere», quelli di Maria, umili e riconoscenti, alla resurrezione e alla vita. Ma Dio stesso provvede a porre «l’inimicizia» tra la donna e il serpente, trasformando la sconfitta di Adamo ed Eva in una promessa di vittoria, che si realizzerà in Gesù e Maria. In questo modo il Creatore, scrive Edith Stein, affida proprio ad Eva, e dunque ad ogni donna, il compito particolare di lottare «contro il male, e perciò l’opera preparatoria alla reintegrazione della vita ... Per questo anche in seguito le donne di Israele videro la loro vocazione in questo: dar vita a una posterità che avrebbe visto il giorno della salvezza». In questa posterità sta Maria. Ella, infatti, oltre ad aver ricevuto da Dio il grande privilegio di non essere toccata dalle conseguenze del peccato originale – ovvero la paura di Dio e la tendenza a compiere il male – ha anche saputo far tesoro dell’esperienza maturata dal suo Popolo lungo i secoli: Dio, nonostante i nostri peccati, rimane fedele all’alleanza, non imbroglia e non delude. Stando radicata in questa certezza, Maria si rende sempre più docile all’azione dello Spirito e, al contrario di Eva, persevera nella fiducia verso il Creatore, anche quando si trova messa alla prova da situazioni apparentemente «ingiuste» nei suoi confronti o nei confronti del Figlio.


Giovanni Paolo II, presentando Maria come la «prima alleata di Dio contro satana e il male», incoraggia le donne che «come Eva, potrebbero cedere alla seduzione di satana», a scoprire nella solidarietà con Maria «una forza superiore per combattere il nemico, diventando le prime alleate di Dio sulla via della salvezza». Collaborazione che si può realizzare in molte forme: «nell’assiduità delle donne alla preghiera personale e al culto liturgico, nel servizio della catechesi e nella testimonianza della carità, nelle numerose vocazioni femminili alla vita consacrata, nell’educazione religiosa in famiglia». La donna, insomma, che, essendo sulla terra il grembo e la custode della vita, è stata attirata per prima nella trappola del nemico, non deve temere di affrontare per prima anche la fatica della conversione! Misteriosamente ma efficacemente, il Signore farà tornare a vantaggio della conversione del mondo i frutti di ogni suo piccolo o grande sacrificio, mentre il suo volto e tutto il suo essere sarà sempre più illuminato dalla certezza di essere profondamente amata da Lui, riempita di grazia, come Maria, e perciò capace di irradiare la Misericordia del Padre su tutti coloro che la circondano!

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